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                                                 L'Arcipelago Toscano

 arcipelago tocano  delfini

L'Arcipelago toscano è parco nazionale e Parco nazionale dell'Italia centrale. Situato nel mare Tirreno a breve distanza dalle coste meridionali della Toscana. La maggiore delle isole che lo compongono è l'isola d'Elba, ma dimensioni significative hanno anche Gorgona, Capraia, Pianosa, Montecristo, (incluse amministrativamente nella provincia di Livorno) e l'isola del Giglio e di Giannutri appartenenti alla (provincia di Grosseto).

In un ambiente naturale che si mantiene sostanzialmente integro nonostante l'intensa frequentazione turistica, soprattutto dell'isola d'Elba, cresce rigogliosa la macchia mediterranea, caratterizzata dal leccio, mentre vi nidificano uccelli quali il falco pellegrino, il picchio e il gabbiano reale. Nel ricco ecosistema marino spicca la presenza di anemoni marini, del raro pesce luna e, sporadicamente, della foca monaca , gli amici delfini e la balenottera comune.

L'Arcipelago toscano è composto da un gruppo di isole del mar Tirreno settentrionale, situate tra la Toscana, a est, e la Corsica, a ovest, dalle quali è separato rispettivamente dal canale di Piombino e dal canale di Corsica. L'arcipelago si estende per circa 300 kmq e conta circa 32.000 abitanti di cui gran parte residenti all'isola d'elba. Le attività economiche tradizionali sono la viticoltura e la pesca. Il turismo balneare è fiorente, oltre che all'Elba, all'isola del Giglio (21,21 kmq, con 1700 abitanti), situata al largo del promontorio dell'Argentario, e i cui centri sono Giglio Castello, Giglio Porto e Campese. L'isola di Montecristo, che è disabitata, e l'isola di Capraia sono riserve naturali.

             Il Parco nazionale Marino dell'Arcipelago Toscano

L'Isola d'Elba e le altre isole minori, il suo territorio, il suo mare sono al centro del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, istituito nel '96 dal Ministero dell'Ambiente. Esso risulta essere il piu' grande Parco marino d'Europa. Il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, il piu' grande parco marino d'Europa, tutela 56.766 ettari di mare e 17.887 ettari di terra.

Comprende tutte le sette isole principali dell'Arcipelago Toscano e alcuni isolotti minori e scogli: le Formiche della Zanca, l'Ogliera, lo Scoglio della Triglia, l'Isola Corbella, le Isole Gemini, l'Isolotto d'Ortano, l'Isola dei Topi e lo Scoglietto di Portoferraio all'Elba; le Isole della Cappa al Giglio; La Scarpa e La Scola a Pianosa; La Peraiola a Capraia; Lo Scoglio d'Africa a Montecristo e Palmaiola e Cerboli, nel canale di Piombino.

Sette isole principali, sette perle riemerse della collana che, come narra la leggenda, Venere perse nuotando nelle acque limpide del Mediterraneo. Circa 80 miglia (150 km) separano l'isola di Gorgona, la piu' settentrionale e anche la piu' piccola, da Giannutri, la piu' meridionale. In mezzo si trovano Capraia, Elba, Pianosa, Montecristo e Giglio. Come le perle di una collana, ogni isola e' diversa dall'altra.

Ogni isola conserva le tracce della sua storia, ogni isola e' unica, originale, con un solo tratto in comune: la bellezza della sua natura. E la catena che unisce questi gioielli e' il mare, il mare che ha visto passare vascelli di ogni epoca, da quelli etruschi a quelli greci, da quelli romani a quelli saraceni, da quelli pisani a quelli spagnoli. E poi quelli francesi, inglesi, tedeschi, sempre piu' veloci, sempre piu' moderni. E oggi vede ogni giorno passare le barche da diporto i traghetti e le navi da crociera.

Il mare e' rimasto uguale, con le sue calme piatte e le sue tempeste improvvise, capriccioso e imprevedibile come solo il Mediterraneo sa essere, ma anche caldo e accogliente, antico e sempre nuovo, in ogni onda, in ogni risacca che va a lambire una delle innumerevoli spiagge che bagna. L'ottavo gioiello dell'arcipelago che cela nel suo profondo ricchezze insospettabili: quelle che la natura ha creato, quelle che il mare ha rubato al navigante imprudente che ha voluto sfidare la sua forza.

Salvaguardare l'Area Protetta, ma nello stesso tempo promuoverne lo sviluppo economico ecocompatibile, valorizzando l'identita' di tutto il territorio e del mare che lo circonda, a prescindere dai confini stabiliti dall'uomo: questa e' la meta da raggiungere, e' una sfida che tutti devono impegnarsi a vincere, affinche' il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano venga riconosciuto quale Patrimonio dell'Umanita' tutta intera.

         Brevi sulle Isole di Capraia, Gorgona e Pianosa

L'intero arcipelago è parco nazionale, ma interessanti sono lo sviluppo e la storia oltre che della rinomata isola d'Elba, delle sue sorelle minori: L'isola di Capraia, l'isola di Gorgona e l'isola di Pianosa. L'economia di Capraia, Gorgona e Pianosa, isole di grande interesse naturalistico dell'arcipelago toscano, per oltre un secolo è stata strettamente correlata alla presenza carceraria.

La chiusura degli istituti penitenziari di Capraia, nel 1986, e di Pianosa, nel 1998, sembra aver creato gravi ostacoli allo sviluppo delle due isole. L'esperienza di Gorgona, per contro, che è sede di un carcere dove i detenuti convivono con gli abitanti dell'isola impegnandosi in attività agricole, di allevamento e recupero del territorio, può costituire un modello da riprodurre sfruttando al meglio le straordinarie risorse ambientali della zona.
 capraia  tartaruga marina

                                                    Isola di Capraia

Il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano è nato qui, nell'isola che gli etruschi chiamarono "pietrosa" e che per i romani fu la terra delle "capre". Capraia è il frammento di un vulcano esploso cinque milioni di anni fa: le sue colate laviche scintillano ancora nei dirupi marini della Punta dello Zenobito.

"Fin dal 1983, a Capraia fu deciso che non sarebbero stati costruiti nuovi insediamenti", racconta  una giovane donna capraiese che per anni si è battuta per il Parco e oggi ne è la delegata sull'isola. "Volevamo difendere questa terra, credevamo che la natura sarebbe stata il suo futuro". In quegli anni Capraia era un'isola dimezzata: vi era ancora la colonia penale agricola creata dal Regno d'Italia per cercare di risollevare l'economia agonizzante dell'isola. Il carcere fu chiuso nel 1986. "Fu una decisione quasi improvvisa", ricorda il vicesindaco. "In poche settimane si smantellò l'economia dell'isola". Capraia allora aveva oltre 500 abitanti. Oggi ne ha 150.

Si dice di Capraia.... In seguito alla chiusura del carcere furono fatti progetti ambiziosi: museo botanico nel Forte di San Giorgio, laboratori di biologia marina, ostelli naturalistici, venticinque posti di lavoro legati all'ambiente. A distanza di oltre dieci anni, niente di tutto questo è stato realizzato.

Destino amaro per un'isola di grande bellezza, i capraiesi si sentono presi in giro: ancora oggi si litiga, fra Comune e ministero delle Finanze, sulla proprietà dei terreni del vecchio carcere. Intanto, gli edifici vanno in rovina. Due agenti sono stati lasciati a "vigilare" su un carcere vuoto. "Mezza isola da controllare, a piedi. Cosa potevamo fare?". Il vecchio sentiero, la Strada Cornero, si arrampica fra le rocce vulcaniche, gruppi di mufloni fuggono spaventati.

Capraia mostra tutta la sua bellezza lungo gli stradelli che salgono fino alla torre della Regina che domina le falesie settentrionali dell'isola, un paesaggio aspro e mediterraneo. I perimetri del Parco Nazionale proteggono, oggi, gran parte dei territori del vecchio carcere. Ma il sindaco di Capraia, non nasconde apprensioni e timori: "La gente deve tornare sull'isola. Nel deserto non nasce nulla. Qui devono vivere di nuovo 500 persone.

L'unica speranza è il turismo legato alla natura. Gli edifici del carcere devono essere riutilizzati: ostelli, rifugi, ma anche case per nuovi abitanti. Non mureremo un solo mattone in più, ma quanto è stato distrutto deve vivere di nuovo". Sono quasi le stesse parole di dieci anni fa. "Io sono costretto a credere a questi progetti. Adesso il Parco esiste davvero e Capraia lo aspetta alla prova. Non possiamo essere abbandonati una seconda volta".

                                                 Isola di Gorgona

L'isola che c'è è l'isola-carcere dal 1879: vi abitano un centinaio di agenti di custodia e centoventi detenuti, tutti impegnati in lavori agricoli, nella pesca, nel recupero delle vecchie abitazioni, nel ripristino dei sentieri e delle antiche strade. Esteso poco più di due chilometri quadrati, Gorgona è uno scoglione inaccessibile per tre mesi all'anno, aspro, scosceso, terrazzato per secoli da monaci benedettini e certosini, gradoni arditi che i detenuti hanno risistemato e dove hanno piantato millequattrocento olivi.

Falesie spettacolari crollano nelle acque di Cala Maestra, floride pinete si arrampicano sui costoni rocciosi, la Torre Vecchia, costruita dai pisani nel XIII secolo, è come sospesa, a duecento metri di altezza, su uno strapiombo che precipita in mare. Gorgona è proprio l'isola dei pirati e del tesoro. Ma Gorgona è anche una speranza. "A Gorgona, convive sul serio la volontà del recupero sociale dei detenuti e una progettualità 'verde'.

Vi è l'unico impianto di fitodepurazione dell'arcipelago, si produce energia grazie a una centrale solare, si sviluppa un'agricoltura naturale, riqualificando il territorio e salvando equilibri idrogeologici". Non solo: la raccolta dei rifiuti è differenziata, un dissalatore solare produce diecimila litri di acqua dolce al giorno, gli animali sono curati con medicina omeopatica, si progetta di reintrodurre anche le vigne dalle quali, un tempo, si ricavavano cinquemila litri di vino e di avviare un'esperienza di ittiocoltura che darebbe l'autosufficienza economica a Gorgona.

Si dice di Gorgona.... Carcere che ha salvato l'isola? "Carcere leggero" che sta, seriamente, cercando di ricostruire uomini e di difendere l'ambiente? "Stiamo provando, tutti assieme, a dare un contenuto agli anni di pena che i detenuti devono passare qua dentro","cerchiamo di sviluppare un senso di appartenenza a una comunità, di fornire opportunità per il futuro e, allo stesso tempo, di sperimentare uno sviluppo compatibile con l'ambiente.

Parco e turismo-natura sono una risorsa importante, forse decisiva: possono permettere di far scoprire un'isola bellissima e preziosa, dove alcuni uomini stanno facendo qualcosa di importante". Ogni martedì l'isola è aperta alle escursioni. C'è chi vorrebbe poter consentire ai visitatori di pernottarvi. Qualcuno è travolto dall'entusiasmo e parla di fichi e di olivi, di coltivazioni di capperi e di piante officinali, di miele con il marchio Doc e di olio di grande qualità. Icarcerati di Gorgona diventano provetti apicoltori, altri potano gli olivi.Uomini-detenuti che lavorano dentro un'isola-carcere-parco.
 pianosa  insel elba

                                                   Isola di Pianosa

È un "altopiano" marino, un'isola bellissima e struggente dove alte scogliere si frantumano in insenature di sogno e si trasformano in grotte nascoste e archi di pietra erosi dal vento. Un istmo di roccia, la Punta del Marchese, si protende, come un dito, verso le coste della vicinissima Elba.

Abitata fin dal tempo dei Romani, e misteriose catacombe ne sono la prova più evidente, Napoleone, negli anni del suo esilio elbano, cercò di farne un'isola-granaio. Divenne carcere nel 1856 sotto i granduchi di Toscana, poi fu la prima colonia agricola penale dell'Italia unita.

Si dice di Pianosa... Leopoldo Ponticelli, direttore a cavallo del secolo, modellò la stravagante architettura "medievale" dei palazzi che si affacciano sul porto.

Qui è stato esiliato anche Sandro Pertini. La storia contemporanea di Pianosa è amara, molto italiana: i condannati per terrorismo furono rinchiusi qui negli anni '80; ma il penitenziario fu già chiuso nei primi anni '90. Nel 1992 riaprì come "massima sicurezza", prigione per i capi più pericolosi della mafia. Si sono spesi più di venti miliardi per tirar su caserme e torrette di avvistamento: niente è mai entrato in funzione.

Il carcere speciale venne chiuso nuovamente, all'improvviso, con una legge del 1997. Ad aprile del '98 l'ultimo detenuto ha lasciato l'isola. Il ministero di Grazia e Giustizia si è sbarazzato di Pianosa riconsegnandola ai contabili dell'intendenza di Finanza. "Abbiamo proprio avuto la sensazione che lo Stato sia fuggito da Pianosa".

La Regione, la provincia di Livorno, il parco dell'Arcipelago, la comunità montana, il comune di Campo nell'Elba, persino il vescovo di Massa Marittima hanno chiesto di riaprire il carcere, trasformandolo in "carcere leggero". Sembra un paradosso: meglio le catene della libertà? Il precedente di Capraia brucia nella memoria di chi dirige il parco dell'Arcipelago. "Noi chiediamo il mantenimento di un carcere aperto per poter conservare le attività agricole sull'isola". "Vogliamo che l'uomo rimanga sull'isola. E vorremmo veder nascere a Pianosa, aperta a un turismo responsabile, un centro di ricerca di biologia marina". "Qui sarebbe possibile una vera agricoltura, redditizia e compatibile con l'ambiente".


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